Giacomo Toni torna nei negozi di dischi con Nafta.

Punk, post mod, ritmiche rockabilly, c’è anche tutto questo nel disco di Giacomo Toni.

Uscito lo scorso 27 ottobre, è stato presentato così.

Nafta” si pone l’obbiettivo di rappresentare lo scintillio della provincia contemporanea. L’unica cosa che chiediamo è di dare una possibilità alla musica eterosessuale”.

Una frase che mi ricorda l’adolescenza e i tempi in cui il gruppo, la band era un carrarmato, noi eravamo degli adolescenti sfigatelli e gli altri dei nemici.

Sicuramente l’evocazione di un ricordo tenero e profondo.

Nel caso di Giacomo si tratta invece di un modo di sottolineare l’obiettivo lirico del racconto della realtà per quello che è, senza troppi voli pindarici.

C’è qualcosa di Jannacci nel suo stile, fosse solo nella capacità di osservazione perfettamente connessa con il testo.

Nove le tracce contenute in Nafta, si va dal Northern Soul di “Lo strano”, manifesto programmatico della sua ricerca e narrazione della provincia. 

“Chinatown” con il suo piano punk, racconta senza biasimare i celeberrimi centri massaggi dove il finale è sempre felice.

Giacomo Toni dimostra di avere una notevole capacità compositiva, degno figlio degli chansonnier dissacranti e definiti per lungo tempo erroneamente nonsense.

Esempio lampante ne è “Il porco venduto che sono”, coinvolgenti come pochi altri brani in circolazione.

“Ho perso la testa” tira fuori il twist che era rimasto sepolto tra i tasti neri di Peppino di Capri, facendogli scoprire l’energia elettrica. 

“Il diavolo marrone” è forse il brano più intenso, un bluesaccio che riaccende i fari su una problematica considerata da troppi conclusa con la fine del comunismo.

In conclusione Nafta di Giacomo Toni ci porta a sbilanciarci nel dire che è candidato assolutamente ad essere tra i migliori album del 2017/2018.

E’ raro trovare tutte insieme doti tecniche, compositive, liriche e vocali.

Giacomo dimostra di averle tutte, in questo piccolo gioiello realizzato insieme Alfredo Nuti dal Portone, Roberto Villa, Marcello Detti, Daniele Marzi e Gianni Perinelli e la sapiente direzione di Franco Naddei (Francobeat).

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