Godblesscomputers al suo terzo album ha deciso di premere sull’acceleratore.

Lorenzo Nada, in arte Godblesscomputers, ha realmente scavato dei Solchi.

Ha chiamato in studio un gruppo di amici musicisti, ed è andato ben oltre il mixtape.

“Brothers” è il brano che apre la tracklist del quale Lorenzo racconta ” è l’apertura perché suona come un manifesto del mio suono oggi. C’è lo scheletro ritmico dell’hip hop, i suoni lontani e spaziali della kalimba, gli accordi malinconici del piano elettrico e le registrazioni delle mie chiavi di casa.

Godblesscomputers è ben consapevole dunque di quello che fa con la sua musica, creare una rete di trame intrecciate, rette che arrivano da punti diversi, s’incontrano per poi ripartire.

Beat e loop la fanno chiaramente da padrone insieme ai rivolti di pianoforte, scambiandosi con le ritmiche tribali ed eteree come in “Wherever you Say”.
Un sogno ad occhi aperti guidato da Francesca Amati degli Amycanbe.

Tra i generi setacciati da Lorenzo fa capolino anche il reggae.

“Life On Fire”, scritto con Paolo Baldini, ha la qualità di unire e mantenere distinguibili tutti gli stili usati dai due artisti.

“Glue” recupera lo stile di Veleno, il primo disco, è un nomen omen.
La colla che fa aderire i suoni uno con l’altro, mescolandosi alle forme, oltrepassandole e proiettandole nelle orecchie.

Il synth arriva dirompente in “Records”, scritto con Ricky Cardelli.

Il funky che tutto muove e rende fluido, battiti di mani campionati e sorrisi.
Un brano trascinante, da socchiudere gli occhi e immaginarsi in pista, liberi di esprimersi.

Nel complesso Solchi è un ottimo lavoro, multiforme e coerente al tempo stesso.
Un disco che può accompagnare il risveglio come un viaggio in macchina, curato e che sarà seguito da un tour in cui Godblesscomputers si esibirà con musicisti al seguito.

Prossima data il 14 ottobre al TPO di Bologna, noi di CSI ci saremo e ve lo racconteremo, ma sempre meglio esserci di persona quando sul palco c’è Lorenzo.

 

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