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IT’S ALIVE: Luciano Ligabue – Su e Giù da un Palco (1997)

“It’s Alive” è la nuova rubrica mensile dedicata agli album dal vivo. Si parte con Su e giù da un palco di Luciano Ligabue.

Solo una parte del music business è dedicato alla produzione e alla stampa di dischi registrati dal vivo. Eppure, da quando è nato il rock’n’roll, c’è sempre stato un artista o un gruppo che ha deciso, nel corso o alla fine della sua carriera, di pubblicare un disco di pezzi dal vivo. Per fortuna!

Concerti epici, selezioni di brani di concerti diversi, dischi dedicati ad interi tour o bootleg rari. Concerti poi stampati su supporto fisico che, nel bene o nel male, hanno fatto la storia del rock.

Il titolo della rubrica It’s Alive è preso in prestito dal primo disco dal vivo dei Ramones registrato al Rainbow Theatre di Londra il 31 dicembre 1977 e pubblicato nel 1979.

In attesa di rivederci tutti e tutte davanti al botteghino,  sotto il palco, sopra, nei backstage e dietro le quinte, con questa rubrica proviamo a rivivere quei concerti o quei tour tanto leggendari da finire poi nel solco di un vinile, letti e riletti da un laser, da una puntina o da una testina.

Concerti indimenticabili che sono stati o saranno leggenda.

Luciano Ligabue – Su e giù da un palco (1997)

Luciano Ligabue proprio in questo periodo festeggia i trent’anni di carriera. Trent’anni dall’uscita del suo primo disco omonimo. Da quel 1990 inizia l’ascesa del “Rocker di Correggio”. soprannome affibbiatogli  dalla stampa generalista per differenziarlo dall’altro rocker, quello di Zocca. Ma questa è un’altra storia.

Ligabue firma con la Warner Music Italy, affiliata italiana della grande famiglia Warner Music Group, la quale proprio un anno prima, aveva acquisito una storica casa discografica italiana, la Compagnia Generale del Disco (o più semplicemente CDG).

Con il disco d’esordio Ligabue mette subito in chiaro la sua attitudine rock e la capacità di scrittura. E ravviva in Italia una certa attenzione per un genere che stava scomparendo: in quegli anni la scena mainstream ruotava principalmente intorno ai successi di Festivalbar.

Ottima partenza, dunque, anche se i successivi dischi – Lambrusco coltelli rose & pop corn (1991), Sopravvissuti e sopravviventi (1993) e A che ora è la fine del mondo? (1994) –  hanno rappresentato più una sorta di preludio. La consacrazione e il suo capolavoro mai più eguagliato arrivano con Buon Compleanno Elvis nel 1995.

Ed è qui che inizia veramente l’articolo.

Perché Luciano Ligabue alla fin fine non è troppo un musicista da studio di registrazione e da correzioni artificiali in post produzione con cui venivano pompati tantissimi dischi dell’epoca.

Grazie alla giusta quantità di pezzi originali e forte del successo dell’ultimo tour passa  – in due diversi round – per i palazzetti dello sport  (con qualche puntatina in piazze e campi sportivi) di quasi tutta Italia con il Buon compleanno Elvis! Tour.

Qualche settimana dopo la pubblicazione di Buon Compleanno Elvis inizia la nuova tournée di Luciano: il 3 novembre 1995 a Parma c’è la prima data e tutti i dodicimila biglietti sono stati venduti. Milano fa sold-out in prevendita come Treviso e buona parte dei 15 concerti previsti: complessivamente totalizza circa centomila spettatori.

(Liga. La biografia, Massimo Poggini)

Un tour che viene immortalato e che nel 1997 viene racchiuso all’interno di Su e Giù da un Palco, il suo primo disco dal vivo che rivela la natura di Luciano Ligabue: un vero animale da palco.

Ad accompagnarlo musicisti che viaggiano sulla stessa frequenza di Luciano ovvero Federico Poggipollini e Mel Previte alle chitarre, Antonio Righetti al basso e Roberto Pellati alla batteria.

Nel tour e quindi nel disco confluisce tutto il meglio della produzione di  Ligabue fino a quel momento. 

Non solo! Per rendere più appetibile il disco vengono inserite all’interno tre tracce inedite: la riflessiva Il giorno di dolore che uno ha che apre il primo disco, l’energica Tra palco e realtà che apre il secondo e Ultimo tango a Memphis che chiude in bellezza il doppio cd.

Due ore di musica per 29 canzoni perfettamente inanellate come pochi dischi dal vivo italiani sono riusciti ad eguagliare. Un disco in cui, per usare le parole di Ligabue stesso:

… la fase di mixaggio è stata ridotta la minimo affinché venisse fuori fuori l’imperfezione del Vero disco dal vivo. Infatti riascoltando Su e Giù da un Palco ho trovato diversi errori; i cori del pubblico che, a volte, sovrastano tutto… però che impatto! Ci sono dei pezzi che mi piacciono più degli originali  in studio, il sound è quello giusto, così ruvido e potente

Dopo il già citato inedito si parte con i Ragazzi Sono in Giro introdotto dall’omaggio a Fellini, presente anche nella versione in studio della canzone, ma soprattutto dal rullo di tamburi che fa esplodere il pubblico preannunciando una grande serata.

Poi si passa a Quella che non sei e poi ad Hai un Momento Dio, che vede alla chitarra un ospite d’eccezione, uno dei chitarristi inglesi più talentuosi e forse il più incompreso della musica rock inglese, Micheal Kevin Taylor che ha suonato nella vita con gente del calibro di John Mayall e i suoi Bluesbreakers, con Bob Dylan ed è stato per una breve parentesi il chitarrista dei Rolling Stones dopo Brian Jones.

Insomma, a me ha sempre colpito molto il fatto che un chitarrista che nella sua vita ha sostituito nomi come Peter Green ed Eric Clapton sia arrivato sullo stesso palco di Luciano Ligabue per firmare le parti soliste di questo pezzo rendendolo veramente unico e decisamente superiore rispetto a quello inciso in studio.

La prima parentesi dedicata all’ultimo disco di Ligabue finisce con Un figlio di nome Elvis. Qualche minuto di romanticheria per riprendere fiato con  Ho messo via, la prima delle uniche due tracce prese da Sopravvissuti e Sopravviventi (terzo disco in studio del 1993).

E poi si riparte con un ritorno alle origini di peso con la splendida esecuzione di Bar Mario con la quale trova il vero feeling con il pubblico fin dall’inizio della sua carriera.

La palla passa alla tiratissima versione di Salviamoci La Pelle e Figlio di un Cane per poi passare a Marlon Brando è sempre lui, preceduta dall’indicazione del pubblico che include un eclettico gioco di chitarre nel mezzo.

Ancora una pausa di riflessione con Seduto in riva al fosso, che fa da intermezzo per il rush finale del primo tempo.

Seguono Viva, Urlando contro il Cielo e la cover dello storico pezzo dei REM  It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine) del 1987, che Ligabue aveva arrangiato in italiano nel disco omonimo A che ora è la fine del mondo?.

Fine primo disco. Ai tempi dovevi necessariamente fare una pausa forzata per cambiare il disco, il cd o la musicassetta.

Il secondo disco inizia con Tra palco e realtà, una delle tre già citate tracce inedite e pubblicate nella versione in studio: per il video verranno usate varie scene tratte dai concerti.

A vederle oggi viene ancora più la malinconia sapendo che scene di questo tipo non saranno all’ordine del giorno per un bel po’ di tempo.

Si passa a Sogni di Rock’n’Roll, canzone scritta da Ligabue ma incisa in prima battuta dal grandissimo cantautore Pierangelo Bertoli nel suo tredicesimo album in studio Tra me e me del 1988, in cui Ligabue compare solo nei cori backvocal.

Sogni di Rock’n’Roll verrà poi reincisa da Ligabue nel suo disco d’esordio due anni dopo in una versione molto simile a quella di Bertoli, ma con l’aggiunta del sax e mantenendo gli stesso backvocal di Ligabue stesso.

Nella versione live al rocker di Correggio non rimane che mantenere la stessa linea e lasciare spazio al pubblico che canta dall’inizio alla fine e applaude a tempo quasi a sovrastare la voce del cantante e del lento arpeggio di chitarra.

Si lascia quindi spazio alla deflagrante versione di Buon Compleanno Elvis! Segue Lambrusco & pop corn preceduta da una breve esecuzione dell’inno di Mameli con la chitarra elettrica… uno dei pochi ritocchi di dubbio gusto dell’intero disco.

Torna a primeggiare la chitarra acustica con Il cielo è vuoto o il cielo è pieno che dura una manciata di secondi per poi passare ad una versione di Bambolina e Barracuda quasi epica dove Liga canta, interpreta e recita… 

“Già perché c’è sempre una parte da recitare”.

Poi spazio ad arpeggi blues con Lo zoo. Ed è qui che anticipa la romantica Piccola Stella Senza Cielo e poi Vivo o Morto o X, quarto singolo del disco in promozione dove anche in questo caso si usano le immagini live per confezionare il videoclip.

Ci avviamo verso la fine di questo lungo viaggio, ma nel disco c’è ancora spazio per un piccolo compendio ligabuiano dalle origini fino a quel momento: Certe Notti, Non è tempo per noi,  Libera nos a malo, Balliamo sul mondo e Leggero… una sorta di greatest hits finale prima di calare il sipario con il terzo ed ultimo inedito: Ultimo tango a Memphis.

23 anni dopo l’uscita di questo disco se lo ascoltiamo tutto d’un fiato potremmo risentire sulla nostra pelle le gocce di sudore di quelli inimitabile ed impareggiabile tour.

di Damiano Sabuzi Giuliani

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