Registrato tra Buckinghamshire e Londra, Automaton è l’ottavo album in studio dei Jamiroquai, uscito il 31 Marzo per Virgin (EMI).

I Jamiroquai regalano 12 tracce per una durata complessiva di 57 minuti, dominato come sempre dal basso di Paul Turner e dai low sound di Matthew Johnson.

Un disco a metà tra l’amarcord del funky e acid jazz che ha reso inconfondibili Jason Kay e compagni in tutto il globo terraqueo, ne sono un esempio “Shake it On” e “Cloud 9”, e d’altra parte qualche passaggio a vuoto che forse denota un pò di stanchezza, come “Nights out in the Jungle”.

La differenza la fa il suono che è nelle mani di tutti i componenti, quell’unica capacità di avere un tiro anche in pezzi che obiettivamente rendono difficile immaginare un coinvolgimento e la voglia irrefrenabile di danzare e saltare.
Il cowboy dello spazio ha ancora quella voce sottile e respirata che conduce brani groovosi e sensuali, “We can do it” invita allo sfregamento dei corpi con eleganza, flirtando con l’orecchio, mentre sulle dinamiche più aggressive tira su il pezzo ed i piedi.

Ci sono molti richiami agli anni ’80, evidenti in “Superfresh” e nei bridge queeniani di “Something about you”.

Non sarà un lavoro rivoluzionario e sconvolgente, né un’ evoluzione, ma “Automaton” è un buon prodotto di una delle band con più qualità tra quelle in tour nel 2017, ed in fondo, tutti quanti ci sentiamo meglio quando ascoltiamo i Jamiroquai.

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