Francesco Motta lo conosciamo bene, lo abbiamo apprezzato adesso tocca incontrarsi con il suo nuovo album.

“Vivere o Morire” uscito lo scorso aprile, è il primo album di Motta con la Sugar di Caterina Caselli, mantenendo comunque il rapporto con la Woodworm come management.

Nove tracce dalle quali è possibile ricostruire l’andamento ondeggiante della ricerca musicale di Motta, che tiene come centro d’oscillazione una ritmica che mai passa inosservata.

Ne è un esempio “La prima volta”, esperimento di canzone italiana contemporanea, con struttura d’archi suonati e pizzicati che si aprono sprigionando un profumo sanremese.

Simile tentativo con la scanzonata, estiva ed adolescenziale “La nostra ultima canzone”, probabilmente il brano meno autentico del disco, ma radiofonicamente forte.

Il ritmo che tiene la bussola si sposta improvvisamente verso ovest arrivando ai confini di Cuba, è così che “E poi ci pensi un pò” mischia el Buena Vista Social Club con chitarre alla Coldplay primi 2000.

“Ed è quasi come essere felice”, open track del disco, risulta connessa e fedele al Motta che finiva i suoi vent’anni con un disco da premio Tenco. La prosecuzione e crescita naturalmente attesa dal primo lavoro, ossessiva, profonda, misticamente reale.

“Vivere o Morire”, esalta al meglio la voce del cantautore livornese e la sua lirica: Livorno è una città strana, fatta di gambe nude e personalissime posture. Ma anche la capacità compositiva, la serena e tetra semplicità fatta di distonie e una cura del gusto nei suoni molto sopra la media nazionale.

Decisamente “mottiana” è la 5 traccia “Chissà dove sarai”, probabilmente una delle prime scritte per questo nuovo album.

Il lavoro di Motta trova la sua essenza nei testi, incredibilmente autentici, schietti. Le sue parole hanno il suono della notte, le riflessioni che trovano risposta e conclusione all’alba.

A chiudere “Vivere o Morire” il vero capolavoro emotivo: impossibile rimanere impassibili di fronte “Mi parli di Te”, brano che mette seduti accanto un padre ed un figlio, descrivendone il rapporto con la semplice amicizia e la profonda connessione che lo rende unico.

L’arrangiamento orchestrale fa il resto, catapultando pelle, ossa e lacrime in un’altra dimensione dove non esiste rimpianto, dolore e separazione.
Soltanto l’inversione dei ruoli figlia dello scorrere del tempo, in un sorriso pacificato dall’accettazione.

Complessivamente “Vivere o Morire” è un album positivo, si percepisce il percorso in crescita e attivo del cantautore livornese, già molto cambiato da quando, un anno fa, realizzammo due live session insieme nel giardino del Liceo Classico Pitagora.

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