A circa un anno di distanza dal suo primo EP Schianto, oggi Sarah Stride (per la label I Distratti) presenta l’album Prima che gli assassini.

“Concentrati su una cosa sola in vita tua e falla fatta bene”.

Ti è mai capitato di sentirti dare questo intramontabile consiglio? Di ascoltare questo mantra risuonare da labbra anziane talvolta troppo semplicistiche, eccessivamente schematiche, altre disilluse… o magari sagge?

Sono quasi certo di sì, così come lo sono del fatto che la sua validità dipende molto dalla “cosa” in questione e soprattutto da chi le si approccia. Quindi può andare bene come non.

In quest’occasione il paradigma si metterà fortemente in discussione… per poi riabbracciarlo.

Lo mette in discussione la scelta di mescolare sonorità rock, a tratti elettro-industrial, con composizioni a volte mediorientaleggianti, ispaniche, mediterranee o caratterizzate dall’ossessività tribale africana. E se non dovesse essere abbastanza abbiamo a che fare con testi poetici, intimisti, psicologici, simbolici, ma che al contempo si propongono come lente attraverso la quale osservare la realtà che ci circonda, trattando ambiti relazionali univoci e personali fino a realtà sociali più ampie.

Perché in fondo è sempre dell’umano che Sarah Stride ci vuole parlare.

Partendo da questi presupposti il risultato potrebbe tranquillamente essere un indefinibile miscuglio, e tale prospettiva al suon del solito trito mantra potrebbe inibire la voglia di cimentarsi.

Ma il risultato potrebbe anche essere un’alchemica mescolanza efficace; qualcosa che al di là del gusto soggettivo si riconosce che funziona.

Prima che gli assassini è immaginifico e riesce a coinvolgere.

Le strofe, a volte dolci e appassionate, altre incalzanti filastrocche, si contrappongono a ritornelli esplosivi, echeggianti, travolgenti…. oppure ossessivi. Nei passaggi tra l’une e gli altri ciò si manifesta attraverso la voce, che cambia improvvisamente (e a volte spaventosamente) tono ed espressione; così come si passa, a livello di suoni, da ritmi serrati o ipnotiche e cullanti melodie a un’apice del climax dinamico che oltre a essere più intenso si apre. Come il bulbo chiuso, pulsante e ondeggiante di un fiore che di colpo si schiude mostrando ed emanando violentemente i colori e gli odori che aveva covato.

Dunque verrebbe da dire che le famigerate vecchie labbra dovrebbero starsi zitte…

Invece se si considera che gli aspetti sopracitati confluiscono uniformemente e armoniosamente in uno stile unico, si potrebbe in fin dei conti darle ragione.

Sarah Stride ha trovato una “cosa” in vita sua, la fa, e a modo suo la fa bene.

di G.Igafo

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