Oggi, per Contempo Records, esce Sonata a Kreuzberg, frutto della collaborazione tra Massimo Zamboni, Angela Balardi  e Cristiano Roversi, che riporta alla luce gli anni del Muro di Berlino attraverso la rielaborazione di brani iconici del periodo con l’aggiunta di quattro inediti, due di Zamboni e due di Roversi.

“Riporta alla luce” in senso lato: all’ascolto ciò che arriva è oscurità.

Un’oscurità inquieta, visibile, tangibile, che a ogni respiro ti entra nelle narici e s’impossessa delle tue percezioni e della tua essenza.

Che ti fa sentire e comprendere, senza che tu ne sappia un’acca, il significato profondo di quei vocaboli tedeschi che in una sola parola esprimono intimi concetti dell’animo umano intraducibili se non con lunghe frasi di ripiego.

Ma non abbiate timore, non deprimetevi, non accendete disperatamente le luci per sfuggirle.

Immergetevi, respiratela appieno, godetevela, perché brancolando nel buio s’impara a direzionare i propri passi e ad affinare gli altri sensi.

Quei tempi di divisione e repressione hanno generato la volontà di resistere.

Come fiori nella neve.

Kreuzberg è il quartiere che più di altri ha subìto il degrado, ma che al contempo ha partorito forti movimenti di protesta sociale ed è diventato, proprio grazie a quel degrado, il centro nevralgico della scena punk-rock e alternativa di Berlino Ovest.

E noi nel 2018, dove tali realtà per molti si limitano soltanto a paragrafetti da libro di storia per superare un’interrogazione o per ostentare una sterile cultura nozionistica, in quest’album veniamo investiti dai suoi echi.

Però è tutt’altro che una nostalgica propagazione ridondante.

È vero che alcuni brani conservano quell’atmosfera quasi patinata da locale sotterraneo e clandestino, ma è ricercata, voluta, e rivive di sonorità e strutture moderne mescolando così diverse dimensioni temporali.

Già… perché il passato può essere attuale e costruire il futuro.

Non si badi troppo alla forma.

Anche se certi muri adesso sono meno palesi non significa che non esistano.

Anche se ciò che stai leggendo è stato scritto da un tizio comodamente seduto a una scrivania (stessa posizione che forse starai assumendo tu nel leggerlo), non significa che non si possa trovare la volontà, almeno in una riflessione, di abbatterli.

A questo punto sarebbe incoerente descriverti minuziosamente ogni brano.

Troppo facile per te.

Prendi queste brevi righe come un invito a dargli questa chiave d’interpretazione, se vorrai, o meglio come una spintarella ad andare verso una direzione…

… o meglio ancora come uno stimolo a trovare da sol* nel buio in cui ti troverai immers* la tua personale.

di G. Igafo

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