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|Review| Lo stakanovista Slash e il nuovo disco con Miles Kennedy e i Conspirators

Slash si può definire lo stakanovista dell’hard rock. Non solo è appena uscito “4”, il nuovo disco registrato con Miles Kennedy e i Conspirators, ma quest’anno uscirà nuovo materiale firmato Guns N’ Roses e questo comporta tutta una serie di uscite pubbliche, interviste, showcase e concerti sui palchi di mezzo mondo.

Insomma, sono ormai più di quarant’anni che Saul Hudson (vero nome di Slash) fa cantare alla sua chitarra la voce inconfondibile del rock’n roll.

Ne è passata di acqua sotto i ponti dal primo disco dei Guns Appetite for Destruction. Nonostante in questi ultimi anni abbiamo goduto di una nuova intesa tra il protagonista di questo articolo, Duff McKagan e Axl Rose, fatta di tour stratosferici e nuovo materiale inedito, il suo ultimo lavoro da solista merita un inchino per tutta l’energia e la determinazione profusa in un disco registrato in un momento difficile.

Ma partiamo da un aspetto fondamentale della storia. Sebbene il nuovo disco si chiami semplicemente Quattro (anzi “4″… a numero per la precisione) e nonostante venga annoverato come il quinto lavoro da solista di Slash, in realtà il chitarrista non è mai stato solo.

Dopo l’album omonimo uscito nel 2010 che racchiude all’interno una quantità infinita di collaborazioni, dal 2012 il guitar hero va a braccetto con Miles Kennedy, il frontman degli Alter Bridge. Anche quest’ultimo ha pubblicato nel 2021 un eccellente disco solista che evidenzia le doti di ottimo chitarrista in bilico tra rock classico e bluesman del Mississippi e anche che Kennedy sappia cavarsela egregiamente in solitaria, senza supergruppi alle spalle.

Insomma, Slash da dieci anni ha al suo fianco un ottimo sparring partner e i due hanno alle spalle i The Conspirators ovvero Todd Kerns al basso, Brent Fitz alla batteria e Frank Sidoris alla chitarra ritmica.

Messi i dovuti puntini sulle I, è giunta l’ora di dire due parole sul disco in questione.

4 si nasconde volutamente dietro una copertina semplice e scarna.

Volevo che fosse semplice e diretta. Non volevo nulla che fosse in qualche modo legato al 2020 e a tutta la merda che ci è caduta addosso.

Ha dichiarato così Slash alla rivista Classic Rock. L’album è stato composto per la maggior parte nel 2019 ed  è stato registrato in presa diretta per ottenere un effetto di band dal vivo, grazie al supporto del produttore Dave Cobb.

Ma registrare fisicamente tutti insieme ha avuto i suoi contro: in uno dei momenti più acuti della pandemia in U.S.A. sono partiti tutti da Las Vegas (in tour bus) in direzione Nashville, dove ci sono gli studi della RCA.

Nonostante i protocolli anti-covid si sono via via ammalati tutti e Myles Kennedy è risultato positivo dopo appena una settimana di lavoro in studio, seguito a ruota dagli altri componenti della band. Nessuno però si è arreso e le registrazioni sono state portate a termine in un hotel.

Nel disco si sente distintamente l’effetto della pandemia soprattutto nella voce di Kennedy in “The River is Rising”.

Il disco nel suo insieme suona bene e l’effetto live è garantito. Gli assoli di Slash non sono perfetti come quelli che siamo stati abituati a sentire nelle produzioni precedenti e un orecchio attento si renderà conto che la parte ritmica perde qualche battuta nei pezzi più intesi come The Path Less Followed o April Fool, ma sono solo pippe mentali.

Quattro è un disco completo con pezzi hard e power ballad azzeccate come “C’est La Vie” o “Fill My World”, ma soprattutto la superba “Fall Back To Earth” che chiude il disco.
Non vi aspettate miracoli o eccessivi virtuosismi in questo disco live, bello anche per le sue imperfezioni.

Purtroppo per sentirlo veramente dal vivo dovremmo aspettare il 2023. L’estate del 2022 sarà occupata dal tour dei Guns N’ Roses e lo stakanovista Slash non ha ancora il dono dell’ubiquità. Peccato.

di Damiano Sabuzi Giuliani

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