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|Review| “Back and Forth” è l’ultimo EP dei Guano Padano

A novembre 2021 è uscito “Back and Forth”, il quarto lavoro in studio dei Guano Padano. Un mini disco di 25 minuti che fa viaggiare senza muoversi.

La e-mail che annunciava l’uscita del quarto lavoro dei Guano Padano è arrivata all’indirizzo di redazione il 12 novembre del 2021, ma dopo un primo ascolto l’ho lasciato lì a decantare come si fa con i vini costosi quando non sai che fare e ti ricordi di quell’amico di un amico che ha un amico sommelier che una volta ti ha detto che le bottiglie di vino vanno aperte molto prima di bere per lasciarlo decantare.

L’aerazione del vino è importante: a contatto con l’aria il vino si ingentilisce e sprigiona aromi intensi e pieni. Anzi, per la precisione, il vino andrebbe travasato dalla bottiglia al decanter (da qui il nome) ed è più o meno quello che ho fatto io.

Ho ascoltato “Back and Forth” su Spotify, ma per gustarlo appieno sono andato in un negozio di dischi a comprare l’EP in vinile. Il risultato? Potete immaginarlo! Inciso nei solchi del vinile e riprodotto da un hi-fi questo EP suona in maniera del tutto differente e si fa assaporare nella giusta maniera.

Vedete, i Guano Padano – al di là del nome fuorviante e scherzoso – fanno musica seria e di classe. Compongono musica dalla fine degli anni dieci del duemila quando il loro debut album omonimo è uscito per l’etichetta americana indipendente Important Records.

I loro primi dischi sono caratterizzati da un suono cinematografico decisamente marcato e adattissimo per un revival di spaghetti western e da una parte ritmica decisamente sterzante verso il jazz. Forse è proprio questo che li rende unici: il loro mood da soundtrack impreziosito dalla classe jazzistica.

A portarla in dote sono soprattutto Zeno Rossi, uno dei migliori batteristi che abbiamo nel nostro Paese, e un altro pezzo da novanta del jazz nostrano, ovvero il bassista Danilo Gallo. Ai due pesi massimi se ne aggiunge un terzo: il chitarrista, polistrumentista e producer Alessandro Stefana, che vanta collaborazioni con Vinicio Capossela e PJ Harvey.

Tanto per dirne una ha suonato in The Hope Six Demolition Project, il nono disco dell’artista inglese che ha avuto una genesi particolare: le registrazioni si sono svolte al Somerset House, dove i musicisti suonavano in una stanza vetrata dalla quale si vedeva l’esterno, ma il pubblico poteva vedere loro e assistere alle registrazioni per un’ora al giorno. Insomma, devi sapere il fatto tuo per registrare un disco con PJ Harvey in questo modo e poi accompagnarla sul palco nel tour promozionale.

Ma torniamo a “Back and Forth”. Il disco è composto da 4 tracce.

Ospita nientemeno che Bill Frisel, uno dei più influenti e talentuosi chitarristi jazz statunitensi, che suona nella traccia di apertura Praire a venue Cowboy. La seconda canzone invece, Cereno, ha un sapore delta blues e ospita la voce di Sam Amidon che nel disco dei Guano Padano, oltre a cantare in questa e nella successiva Short Life, una ballata quasi onirica, suona il banjo, il violino irlandese e la chitarra acustica.

Con le prime tracce si chiude il lato A del disco e il lato B contiene un’unica suite di tre pezzi: Un occhio verso Tokyo, Jack Frost e Sugar baby, di dieci minuti abbondanti, perfetta per chiudere questo film ahimè troppo breve.

Nota a margine: il pezzo più riuscito è Cereno, ispirato dal romanzo breve Benito Cereno di Herman Melville del 1855, che a sua volta si ispira alla vicenda di una rivolta di schiavi a bordo di un mercantile spagnolo avvenuta alla fine del 1700.

Ascoltate la voce struggente di “Amidon”, le note malinconiche del banjo e della chitarra e aspettate l’attacco del violino. Chiudete gli occhi e provate ad immaginarvi sul ponte di quella nave, in balia dei venti, delle onde e della paura.

 di Damiano Sabuzi Giuliani

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