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|Review| Realtà surreali e immagini sfocate: è Outset dei Diraq

I Diraq sono un gruppo italiano, ci piace definirli una band rock dai brani forti, di impatto, ma armoniosi, chiari e contemporanei.

Il loro nome prende spunto dal matematico britannico Paul Dirac, che li ha ispirati per la sua personalità notturna e distaccata, oltre che per le visioni romantiche applicate alla meccanica quantistica.

Daniel Abeysekera (voce), Edoardo Commodi (chitarre), Francesco Mengoni (basso) e Federico Sereni (batteria) hanno trovato la loro dimensione e, a partire dal 2010, suonano insieme e pubblicano il primo lavoro in studio.

Un EP omonimo di 6 tracce a tiratura limitata, volutamente grezzo nei suoni e semplice nella forma, che apre alla band diversi palchi in Umbria e fuori regione.

La fortuna del gruppo arriva anche grazie ad alcune trasmissioni radiofoniche che iniziano a far girare i loro pezzi, il pubblico inizia così a conoscerli e apprezzarli.

Le registrazioni del nuovo disco iniziano il 13 giugno 2018, nella provincia di Forlì. Lo studio scelto per le registrazioni è la sala d’incisione dischi L’Amor Mio Non Muore, di Roberto Villa e Alberto Bazzoli, uno studio dove si registra esclusivamente su supporti analogici.

Nei tre giorni di riprese strumentali in studio, la band suona tutto in presa diretta, si immerge in nuovi universi sonori racchiusi in stanze piene di strumenti, di storie vissute e di collaborazioni importanti.

Il 23 ottobre è quindi uscito Outset, un LP composto da 11 brani, tutti cantati in inglese.

Il primo brano che apre l’album, With me, ricorda un giovane Marilyn Manson. La voce di Daniel è seducente e rock come la musica dell’intero album. In Sunday Bending si passa decisamente a un coinvolgimento più romantico, con il ritornello “Love can find a way, everyday”, ovvero “l’amore può trovare un modo, ogni giorno.”

Durante le registrazioni, inizia anche la collaborazione con l’etichetta JAP Records, collettivo di musicisti di cui fa parte anche JM, artista con cui la band duetta in Turning Days.

Il gruppo sa spingere bene, si differenzia nel panorama italiano. Sono notevoli i riferimenti musicali a quel rock tipico dei Queens of the Stone Age e Depeche Mode.

L’album si ascolta volentieri, scorre e non annoia. Di loro stessi, i perugini Diraq hanno affermato:

Siamo a tutti gli effetti un gruppo rock, ma le canzoni nascono da un’urgenza estetica abbastanza assodata, la volontà di evitare i cliché di genere, favorendo l’apertura verso mondi sonori apparentemente lontani dal nostro, linguaggi che usiamo con la giusta dose di inconsapevolezza, ma che si spera diano un’impressione diversa al suonare musica rock, una freschezza nuova alle canzoni.

La strada è indubbiamente quella giusta, avanti così. Ci vediamo sotto al palco!

 

di Carlotta Tomaselli

 

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