“Non balliamo più”. Avevano giurato sulle orme di Mina e David Bowie. E invece tornano per ballare e far ballare il mood del nuovo ventennio, con un titolo che è tutto un programma: Disco Disagio.

Elettronica, cassa in 4, ritornelli che si cantano dopo un ascolto, l’amore ai tempi di Salvini e le ideologie nell’era dell’aloe.

Cinici, irriverenti, innamorati e glamour, ecco a voi di nuovo gli Egokid: unico, inimitabile art-pop dello scazzo.

Gli Egokid sono: Diego Palazzo (anche nei Baustelle, voce, chitarre, tastiere); Piergiorgio Pardo (voce, tastiere, theremin); Giacomo Carlone (anche in Made To Measure e Belize, batterie, elettronica); Davide “il dEbE” Debenedetti (tastiere, synth e chitarre); Cristian “Senza H” Clemente (chitarre, tastiere, ukulele appena possibile); e Giuseppe “Amaro dei” Fiori (anche nei Rezophonic, basso, tastiere). 

E tutti quanti voglion fare pop. E ci riescono benissimo.

Sono usciti con un nuovo lavoro il 15 marzo per INRI.

Musicisti con un certo background, hanno partorito un disco pop ben strutturato: atmosfere elettroniche, dance, tastiere, synth, distorsioni. Tutto ciò che occorre per realizzare quell’elettronica-pop che piace tanto a noi giovani.

Il punto di forza è probabilmente che quasi tutti i brani hanno il potenziale per diventare delle hit estive da canticchiare in macchina con l’amica mentre si bevono le birrette.

Quando si parla di cultura pop, si intende anche il citazionismo e questo album di riferimenti e citazioni ne contiene a bizzeffe.

Per esempio, in Discodisagio, il pezzo con cui si apre l’album, oltre ai vari synth anni ’80, c’è un richiamo a Discoteca labirinto dei Subsonica, che con la stessa retorica descrive la sensazione di claustrofobia che si prova venendo a contatto con i classici individui disinformati, menefreghisti, tossici per sé stessi e per gli altri.

In Vinile, ottava traccia, troviamo la celeberrima citazione di Patty Pravo Tu mi fai girar”, con sonorità che ricordano molto invece L’amore e la violenza dei Baustelle.

In generale, strizza tutto molto l’occhio a quelle che sono considerate le “ultime tendenze giovanili”: è un disco che vuole a tutti i costi essere contemporaneo sia nella forma che nel contenuto.

Le basi sono abbastanza simili tra loro e vogliono consegnare all’ascoltatore una sensazione di leggerezza, eccezion fatta forse per un paio di brani tra cui l’ultimo, Buona Tragedia, che è sicuramente quello più malinconico.

Per quanto riguarda i testi, invece, non c’è nulla di rivoluzionario. Si snodano attorno al fil rouge di critica sociale, delusioni amorose e aspettative inattese.

Nonostante ciò, sebbene i due elementi insieme separati risultano piuttosto mediocri, insieme fortunatamente funzionano. Ci prepariamo all’estate insieme a voi, Egokid.

di Alice Govoni

 

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