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|Review| Con il nuovo album “W” Populous continua a farci viaggiare

Andrea Mangia è un salentino dalle idee chiare. Dietro il moniker Populous c’è un artista che ha una visione ben precisa del proprio progetto, che prima ancora del suono insegue un immaginario.

Con il primo disco Night Safari, Populous voleva portarci in giro nel sud e nell’est del mondo con mille campionature africane e orientali mescolate con il gusto europeo dell’elettronica.

Alla vision cristallina si aggiunge la capacità di saper leggere con largo anticipo le tendenze e gli sviluppi musicali, come è stato con la seconda produzione, Azulejos. L’album del 2017 ci ha portato stavolta in Sud America per farci conoscere la cumbia, intuendo il fenomeno esplosivo che sarebbe deflagrato a breve in tutti i circoletti ARCI d’ Italia.

Per W, l’ultima produzione per La Tempesta e Wonderwheel Recordings, l’idea è quella di fare festa e fare festa vuol dire far prendere tutti a bene, investendo sulle certezze e accantonando in parte la ricerca di quanto ancora non sia stato esplorato e di quali stili non siano già stati mischiati.

Rispetto alle ritmiche afro e al groove della cumbia, la grande novità di W è la presenza della cassa in 4/4 e delle ritmiche care a molti dancefloor.

Interrogati sulla ragion d’essere della loro musica, i Franz Ferdinand risposero fieri “far ballare le ragazze”, e così come il loro Tonight del 2010 anche il nostro W (che sta per Women) segue una tracklist da assembramento di vecchie e nostalgiche maniere.

Desierto, la traccia che apre il disco realizzata con l’artista argentina Sobrenadar, è l’intro sognante della festa, prima di una tripletta di tracce che rimanda alla sonorità del pop-internazionale spagnoleggiante sdoganato da Rosàlia.

Un cambio di rotta delle sonorità arriva con M¥SS KETA – icona immancabile in un (concept) album tutto al femminile – che fa quello che esattamente ci si aspetta da una traccia in cui è presente M¥SS KETA: sushi e cassa dritta, no further words needed.

Ci riaccomodiamo più avanti sulle attitudini dub, ritmiche latineggianti e fiati che arrivano direttamente dalla pampa sudamericana con Banda, una sorta di dj-tool electro-cumbia in cui Populous collabora con la producer di Buenos Aires Barda, e con la successiva Petalo.

Un’altra esotica figura femminile appare in Out of space, con il featuring della polistrumentista giapponese Mayuko Hitotsuyanagi aka Cuushe. Con Getting Lost si rimane in estremo oriente, in un inno dolce al perdersi del fine serata, il preludio perfetto dell’enigmatica traccia conclusiva, Roma, una cavalcata house psichedelica, omaggio all’omonimo film di Cuarón.

W è un omaggio alla libertà, un inno alle Birkenstock ma anche ai tacchi a spillo.

Pensato, ideato e suonato per diffondere vibrazioni positive in forma fluida, dilagante, che mette da parte il manierismo e la ricercatezza a tutti costi e si lascia andare, perché i Franz Ferdinand sicuramente nella loro ragion d’essere non sbagliano.

di Alberto Ratto

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