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E shoegaze sia… [24] Shoegaze e dintorni. Nonostante tutto.

Secondo mese di isolamento e paradosso portato alle estreme conseguenze. Oltre ogni prospettiva, oltre ogni immaginazione, eppure sono ancora qui e non posso cedere allo sconforto. La musica non risolve, ma aiuta e per fortuna di roba ce n’è.

Affrontiamoli subito perchè il focus di questo mese è ben altro. Allora, è uscito il nuovo dei Ringo Deathstarr, omonimo e la band di Austin (Texas) sottolinea in rosso che di shoegaze negli Usa come band di rifermento ci sono loro e sono imprescindibili.

Questo nuovo lavoro ha tutto quello che ci si aspetta dal trio: chitarre sferraglianti in sapiente equilibrio tra shoegaze e rumorismo di netta matrice 90’s. Non inganni l’intro strumental sognante di Nagoya, il resto dell’album attacca e atterrisce con God Help the one you Love, il primo singolo, con la voce rioverberata di Alex e chitarra che martella senza sosta.

In Your Arms viaggia su trame di equilibri delicati mentre Lazy accarezza lo shoegaze più puro di stampa british. Qui e là affiorano sentimentalismi post grunge e i richiami sono vari e forse scontati: Swervedriver, Revolver, Secret Shine e le bands Sub Pop.

Su tutto svetta l’angelica ugola di Alex Gehring che non mostra solo beltà per i poveri di spirito, ma sapienza esecutiva che è poi quello che a noi interessa.

Io mi chiedo, ok, tutto bello, piacevole e sapientemente incartato, ma serve? Cioè non fraintendetemi, mi piacciono assai, li adoro però non capisco quanto possa spremere un album così nel 2020, quando lo shoegaze cerca di reinventarsi.

Alla fine, dopo un bel pò di ascolti, non preferireste andare ad ascoltarvi gli originali? Il pericolo è questo. Comunque un sette glielo devo, perbacco!

E veniamo a cose di casa. In questi due mesi, il collettivo In a State of Flux Fest che si è reso promotore nella figura di Davide Depo Depolo, di festival a tema shoegaze in giro per lo Stivale (c’erano in programma delle date anche all’estero, ma ahimè il covid per ora ha vinto) e altre amenità, ci ha intrattenuto via streaming dalla sua pagina Facebook con webradio, concerti live, dj set, incontri e discussioni gestiti dai membri delle band più rappresentative della scena italiana.

Ma i ragazzi sono andati oltre e otto band: Clustersun, Stella Diana, We Melt Chocolate, In Her Eye, Elizabeth The Second, Mystic Morning, Novanta, Rev Rev Rev hanno ripreso un brano dei mitici e sempre troppo poco apprezzati My Vitriol e ci hanno fatto una cover.

Ne è uscita una Under the Wheels sinistra, onirica, liquida, dall’incedere lento, ma sensuale, languido e carezzevole. Bellissima. Il lavoro è stato immane e lungo con tutti i musicisti coinvolti da casa ognuno alle prese con la sua parte per poi missare tutto in un tripudio di suoni e timbri personali. La lista è quanto mai generosa.
In allegato il video montato per l’occasione.

Voci: Ben Moro (Elizabeth The Second) e Vanessa Billi (We Melt Chocolate)

Percussioni Aldo Bernuzzi (In Her Eye)

Drum machine Ben Moro

Basso Antonia Chiara Ciancaglini (In Her Eye) e Davide De Polo (The Mystic Morning)

Chitarre Dario Torre (Stella Diana), Sebastian Lugli (Rev Rev Rev), Enrico Baroncelli (We Melt Chocolate), Stefano Schiavella (In Her Eye), Mario Lo Faro (Clustersun)

Violoncello Giacomo Salzano (Stella Diana)

Synth Manfredi Lamartina (Novanta)

E shoegaze sia… di Dario Torre

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