Stella Maris è il primo lavoro di quella che è stata definita da molti una super band.

Stella Maris è il nome che Umberto Maria Giardini (Moltheni), Ugo Cappadonia, Gianluca Bartolo (Il Pan del Diavolo), Paolo Narduzzo (Universal Sex Arena) e Emanuele Alosi (The Grooming) si sono dati.

Anticipato dal singolo “Eleonora No” che conteneva nel b-side il brano “La Pioggia” non inserito nel 33 giri, Stella Maris esce per La Tempesta Dischi e per Khalisa Dischi nella versione in vinile e per il singolo.

Il commento standard che in queste settimane ho letto e ascoltato sul progetto ha avuto varie declinazioni, tutte riconducibili ad una definizione: operazione nostalgia.

Partiamo da ciò che è vero, il forte richiamo delle sonorità new wave anni ’80, c’è tanto della cultura degli Smiths guardando fuori e dei Diaframma guardando dentro.

Arpeggi e strutture eleganti che si abbinano a ritmiche decise e distorsioni, come l’azzardo nel vestire di un dandy che può permettersi di indossare il papillon di giorno.

“Coglierti nel Fatto”, “Non importa Quando”, “Se non sai cosa mangi, come puoi sapere cosa mangi?” e la meravigliosa “Eleonora No” sono i brani più pregni dell’idea trasmessa da Sniffin’ Glue, ed anche una testimonianza di come sia un genere che più di tanti altri aderisce al dna italiano.

Ma c’è anche molto degli anni ’90, frammenti di Oasis in “L’umanità indotta” e di Noel Gallagher in “Quando un amore muore non ci sono colpe”.

C’è il tremito dell’hard rock fine anni ’70 che appare a tratti come impeti involontari di un corpo danzante, più evidente in “Piango Pietre”.

C’è spazio per due ballate a far riprendere fiato, “Tutti i tuoi Cenni” e ” Quella primavera silenziosa”.

Sarà per la vicinanza al pop, quello vero, ma gli Stella Maris si stagliano musicalmente su gran parte della produzione musicale contemporanea.

Dal punto di vista delle liriche si tratta di un disco-vessillo per tutti gli amanti della lingua italiana. 

Umberto Maria Giardini regala lezioni di composizione, di ricerca terminologica e proprietà di linguaggio, dall’impegnata “Rifletti e rimandi” a “Non importa quando”.

Tirando le fila del discorso, non credo si tratti di un’operazione, perchè non ha nulla di commerciale, a cominciare dall’artwork di copertina, di rottura con la contemporaneità, dannatamente new wave, anzi forse “grandma wave.”

Nè si tratta di nostalgia, ma più probabilmente di recupero di un gusto soppiantato dalle demolizioni sonore degli ultimi anni,  e sviluppo di identità.

La cosa che più ti lascia dentro Stella Maris è la possibilità di ritrovare nei brani od in alcuni versi la propria coscienza, dei propri ricordi, scacciare via gli errori, le delusioni ed il dolore ed aggrapparsi alla bellezza. 

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